Forse non tutti sanno che Shakespeare potrebbe essere di Messina

Negli anni 2000 il prof. Martino Iuvara, studioso ragusano, riprendendo e reinterpretando la tesi di floriana memoria che vorrebbe scoprire le origini del grande drammaturgo inglese, giunse alla conclusione che Shakespeare fosse in realtà siciliano, da identificarsi con un tal Michelagnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza (o “Scrollalanza”), persona diversa dal Michelangelo, padre di John Florio, di cui però ipotizza fosse parente.
Figlio del medico Giovanni Florio e di Guglielma Crollalanza, il messinese Florio sarebbe stato costretto a causa della sua adesione alla fede calvinista a riparare in Inghilterra, dove a Stradford on Avon avrebbe risieduto presso alcuni parenti della famiglia materna dei Crollalanza. Dal nome e cognome della madre avrebbe, poi, tratto ispirazione per il nome inglesizzato di “William Shakespeare”, in modo da evitare la persecuzione, quindi, con un’altra identità: derivando il nome William dalla traduzione maschile del nome Guglielma (la madre), e il cognome dall’inglesizzazione di “Crollalanza”.
A sostegno di questa tesi, oltre a una gran quantità di coincidenze nella presunta vita di Michelagnolo, mai realmente provate, viene menzionata una commedia in siciliano andata perduta, “Tantu trafficu pe’ nnenti”, già citata da Santi Paladino, che sarebbe stata pubblicata presso i Fratelli Spina di Messina nel 1579, molto prima di “Molto rumore per nulla” (Much ado for nothing) di Shakespeare. Ciò, nonostante sia noto che il nucleo dell’intera commedia shakespeariana è riportabile a una novella di Matteo Bandello, la XXII del primo libro delle Novelle, pubblicata già nel 1554.
Il prof. Martino Iuvara giunse a chiedere (senza successo) alla regina Elisabetta II e a Tony Blair il permesso per visitare alcuni archivi che secondo lui avrebbero potuto aiutare a far luce sulla vicenda. In un’intervista fatta allo studioso, lo stesso affermò «E perché la biblioteca [di Shakespeare] non è mai stata messa a disposizione dei biografi? [Michelangelo Crollalanza] Studiò latino, greco e storia presso i francescani […]. Ma all’età di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste […]. Michelangelo abitò nel palazzo di Otello, un nobile veneziano che, accecato dalla gelosia, aveva ucciso anni prima la moglie Desdemona. […] s’innamorò a Milano di una contessina, Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo […]. Giulietta si suicida e fu allora che Michelangelo fuggì in Inghilterra […] Ho quindi l’impressione che nessuno, in Inghilterra, abbia mai avuto il coraggio di tirare fuori la sua biblioteca lasciata in eredità. Salterebbe fuori la sua vera identità. Capisco la reazione degli inglesi. Sarebbe come se ci dicessero, all’improvviso, che Dante in realtà era, faccio un esempio, uno spagnolo».

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