Osservazioni definitive al Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo del Comune di Messina

Al Sig. Sindaco
Del Comune di Messina
R.U.P. del P.U.D.M.
Via Industriale is. F/H n. 32
98123 – Messina
Premesso
– che in data 11.05.2012 è stato pubblicato il piano di utilizzo del Demanio Marittimo (d’ora in avanti P.U.D.M.) del Comune di Messina;
– che, come riportato al punto 1. della relazione generale (Premessa), il P.U.D.M. ha come obiettivo quello di disciplinare l’uso del demanio marittimo, sia per finalità pubbliche, garantendo la fondamentale esigenza di tutela dei tratti di costa che ancora conservano un particolare pregio ambientale per la salvaguardia delle risorse naturali, sia per iniziative connesse ad attività di tipo privatistico, stabilendo principi, criteri e modalità per la concessione dei beni del demanio Marittimo;
– che, come riportato al punto 2. della relazione generale (Caratteristiche dell’area e inquadramento geomorfologico), il territorio della cuspide nordorientale della Sicilia è caratterizzato dalla presenza dei laghi di Ganzirri e Faro e costituisce, dal 2001, la Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro, nonché Sito di Importanza Comunitaria (SIC ITA0300008) e fa parte della Zona a Protezione Speciale (ZPS ITA0300042);
– che, come riportato al suddetto punto 2., la Laguna di Capo Peloro è anche sito di importanza internazionale, inserito nel Water Project dell’UNESCO del 1972 e sito di importanza nazionale riconosciuto dalla Società Botanica Italiana. All’interno della riserva naturale vivono più di 400 specie acquatiche;
– che, come riportato al punto 3. della relazione generale (Regole generali), l’intento di questa Amministrazione Comunale è principalmente quello di restituire la spiaggia alla città, attraverso interventi di recupero, valorizzazione ambientale e un giusto equilibrio tra le esigenze della popolazione locale è quelle dell’ambiente circostante;
– che, come riportato al suddetto punto 3. della relazione generale, il progetto è finalizzato ad una migliore organizzazione estetico-funzionale della fascia litoranea e delle varie strutture che la stessa ospiterà. Esso intende fornire un’organica fruizione delle aree demaniali e delle spiagge alla collettività, oltre ad incentivare uno sviluppo turistico;
– che, come riportato al suddetto punto 3. della relazione generale, il P.U.D.M., oltre ad indicare le aree destinate agli insediamenti turistici, balneari e ricreativi e quelle da lasciare libere sia per gli opportuni passaggi a mare e per soddisfare la pubblica balneazione, individua tratti di litorale per l’eventuale realizzazione di aree a disposizione di imbarcazioni di proprietà dei pescatori, corrispondenti a tratti storicamente utilizzati dai marinai del loco;
– che, come riportato al punto 4. della relazione generale (Descrizione delle previsioni di piano e degli interventi – in corso ed in programma – dell’Amministrazione Comunale)  l’Area Funzionale Omogenea n. 3 (A.F.O. 3) comprende la porzione di area tra il canale degli Inglesi ed il torrente Papardo e ricade interamente all’interno della Zona di Protezione Speciale (ZPSITA0300042) e del D.P. 705 del 1967 (notevole interesse paesaggistico);
– che, come riportato al suddetto punto 4. della relazione generale, l’amministrazione Comunale di Messina ha predisposto nella suddetta area un’ampia programmazione di sviluppo territoriale, individuando tutta una serie di strumenti operativi per rendere questo sviluppo economicamente sostenibile e ambientalmente compatibile;
– che, come riportato al punto 4. della relazione generale, l’Amministrazione, con l’intento di procedere alla riconversione della Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro, in un quadro programmatico di interventi, ha dato incarico per la redazione di un Piano di Utilizzazione disciplinato dalle norme per le zone “B” di preriserva, che individui più punti soggetti a balneazione, che organizzi gli spazi di alaggio barche ed i posti barca, sia attraverso un sistema di censimento, ma anche con l’individuazione planimetrica dei limiti del posto barca e l’individuazione fisica attraverso pali e corde marinare;
Ritenuto
– che la localizzazione dello spazio adibito a parcheggio tra l’attuale delimitazione dell’ex Cantiere Seaflight e le “dune” delimitanti il basamento del Pilone non è di alcuna utilità, oltre che contraddittoria, considerate le ridotte dimensioni dell’area ed programmi che, sino all’altro ieri, vi si volevano realizzare, a titolo esemplificativo la ricreazione della macchia mediterranea – divenuta una selva “oscura” a causa della mancata manutenzione della suddetta area quasi mai sottoposta alla necessaria e regolare scerbatura, oltre che covo di animali ed insetti – e l’attivazione della zona a traffico limitato che, invece, presupporrebbe la creazione di aree di parcheggio ai margini del territorio del borgo marinaro (vedi progetto parcheggio a raso nella zona ex Enel di via Pozzo Giudeo).
Nella suddetta area, invece, il piano spiagge dovrebbe prevedere degli spazi ombreggiati per consentire la sosta temporanea degli utenti della spiaggia al riparo dalla calura estiva, rendendola accessibile e pulita e, considerato il sovraffollamento dell’area nel periodo estivo, l’attivazione periodica della ZTL, con possibilità di parcheggio solo ai margini del villaggio;
– che la localizzazione di uno spazio adibito a stabilimento balneare all’interno dell’area degli ex cantieri Seaflight, compresa tra le due passerelle in legno di accesso al mare, con tutte le attività annesse e connesse, comporterebbe, per tutte le abitazioni a ridosso dell’area, notevole disagio e turbamento della tranquillità già compromessa dal sovraffollamento dell’area nel periodo estivo. Inoltre, la suddetta localizzazione, considerato che la stessa non comprende l’antistante spiaggia, attualmente occupata da uno stabilimento balneare, finirebbe per consentire ai futuri esercenti dell’area la collocazione di ombrelloni e quant’altro, con il conseguente utilizzo di ulteriori spazi al di fuori della programmata localizzazione e cosa ancor più grave toglierebbe spazi di vitale importanza per la collettività.
Nella suddetta area, invece, il piano spiagge dovrebbe prevedere uno spazio attrezzato per le pratiche sportive e per gli hobbies in genere (PS) – attualmente si praticano con assiduità sports come windsurf e kitesurf -, concedendo la stessa ad una o più associazioni locali,che si impegnino a mettere in atto le suddette iniziative;
– che, di conseguenza, l’area compresa tra la spiaggia della Punta e la spiaggia antistante il Parco Letterario “Horcynus Orca” dovrebbe mantenere l’attuale stato di fatto, con la presenza di due soli stabilimenti balneari – che siano effettivamente tali e non si trasformino in assordanti discoteche all’aperto – di dimensioni ridotte, per consentire una maggiore libera fruibilità;
– che la localizzazione di uno spazio, peraltro, esteso sino alla battigia, adibito ad attività commerciale all’interno dell’area ex tiro a volo, oggi Parco Letterario “Horcynus Orca” è priva di alcun senso – salvo vi siano in atto progetti  che non è dato conoscere –, considerato che, attualmente, il parco è gestito da una Fondazione i cui vincoli di destinazione del patrimonio, per legge, si pongono in contrasto con i principi di libera circolazione dei beni e di libero sfruttamento delle risorse economiche e possono trovare giustificazione solo se il patrimonio è destinato ad uno scopo di pubblica utilità, con esclusione, quindi, degli scopi di utilità privata.
Nella suddetta area, invece, il piano spiagge dovrebbe prevedere la libera fruibilità della spiaggia antistante l’area in oggetto e per la restante parte dovrebbe prevedere un’area adibita ad attività di pubblica utilità ed a vantaggio della collettività, non disdegnandosi, comunque, quanto già fatto dalla suddetta Fondazione che, ad oggi, pecca solo nel non aver coinvolto la popolazione locale nelle attività dalla stessa programmate, oltre che nell’esiguo sfruttamento della struttura concessale;
– che la localizzazione dello spazio adibito a stabilimento balneare, in zona Lanternino, è troppo vasta e comprende, addirittura, lo spazio, recentemente chiuso al traffico veicolare, dove, a dire di Codesta Amministrazione, andrebbero ricollocati i cosiddetti “cannoni di Garibaldi”.
Nella suddetta area, invece, il piano spiagge dovrebbe prevedere l’equa suddivisione dello spazio a mare del Lanternino, tra area adibita a stabilimento balneare ed area adibita a libera fruibilità, mentre la parte a monte del Lanternino dovrebbe essere utilizzata per la costruzione di un’ampia piazza/belvedere sullo stretto, così come previsto da un datato progetto risalente agli anni ’70;
– che la localizzazione dello spazio adibito a ormeggio, rimessaggio e noleggio natanti, che si diparte dal confine dell’area adibita a stabilimento balneare, in zona Lanternino, fino ad arrivare all’area di libera fruibilità a ridosso di via I° Palazzo – ma lo stesso discorso vale per tutte le aree dove è stata prevista la suddetta destinazione -, non tiene conto delle caratteristiche del territorio sul quale risulta programmata, ponendosi in contrasto con le medesime. L’area, che ricade in Zona B della Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro e nella ZPS cod. ITA 0300042 che include anche lo specchio d’acqua e le specie marine nel formulario Natura 2000, presenta diversi organismi marini e conformazioni rocciose (beach rocks – puddinga arenacea) che sono stati determinanti per l’istituzione della Riserva Naturale (DA 21 giugno 2001 in GURS n. 43 del 31 agosto 2001). Orbene, è fuor di dubbio che le attività oggetto della suddetta localizzazione utilizzeranno ancoraggi a mare e quant’altro potrà asservire alle stesse che, certamente, provocheranno gravi danni al substrato dei fondali, alla vegetazione marina (sia alghe che piante superiori, come la Posidonia oceanica) e a tutti gli organismi ad esso connessi. Probabilmente, si dirà che i suddetti danni sono già stati provocati e continueranno ad esserlo anche a causa della presenza delle imbarcazioni da diporto e da pesca della popolazione locale, ma, certamente, potrà controbattersi che, almeno queste, esistevano prima della istituzione della riserva e delle ZPS e costituiscono una – e forse la maggiore – delle caratteristiche che contraddistinguono il villaggio che si pregia dell’appellativo di “borgo marinaro”, nonché fiore all’occhiello della città di Messina. Diversamente, l’area diventerebbe un’enorme cantiere nautico che non avrebbe nulla di caratteristico ed attraente. Inoltre, la concessione indiscriminata e totale della suddetta area agli esercenti di attività di ormeggio, rimessaggio e noleggio barche priverebbe la popolazione locale degli spazi che ha sempre utilizzato, non solo per l’alaggio delle proprie imbarcazioni e come posti barca, ma anche e soprattutto per la balneazione, nonostante i vigenti divieti, oramai, privi di alcun senso, stante l’eliminazione, da tempo, dello sbocco a mare delle fognature.
Nella suddetta area, invece, il piano spiagge dovrebbe prevedere la libera fruibilità ed il libero rimessaggio e alaggio delle imbarcazioni da pesca e da diporto, con ridimensionamento delle concessioni ivi esistenti, verificata, in ogni caso, la compatibilità delle stesse con le norme regolatrici della Riserva Naturale Orientata di Capo Peloro e della ZPS cod. ITA 030042.
che i principi e le finalità – previste nella relazione generale – a cui doveva essere ispirato il P.U.D.M. bastano da soli ad inficiare di irregolarità lo strumento costiero predisposto che, almeno nella zona di Torre Faro, configura una enorme lottizzazione dell’arenile e, delle lottizzazioni, riproduce il carattere di unilateralità e di privatezza: unilateralità perché espressione di un solo soggetto corporativo, quello degli esercenti, mentre sono completamente assenti, nelle preoccupazioni pianificatorie, le figure dei cittadini e di quel turismo che doveva essere, nei programmi dei nostri amministratori, il grande protagonista dello sviluppo di Capo Peloro, privatezza perché, pure all’interno di quella sola categoria, evidenzia privilegi e sperequazioni a favore di chi è più forte, della serie i “clienti” sono tutti “uguali”, ma c’è sempre qualcuno più “uguale” degli altri;
Questo piano, invece, dovrebbe essere l’occasione per un progetto organico e complessivo che redistribuisca i vantaggi di una risorsa, così importante per Torre Faro, con equità (fra i balneatori e non solo) ed equilibrio (fra gli interessi dei balneatori e quelli dei cittadini, dei turisti e delle categorie produttive che nutrono aspettative dallo sviluppo del turismo). Dovrebbe anche essere un punto di partenza per delineare l’assetto urbanistico sulla costa e per affrontare il problema della qualità delle acque al di fuori delle definizioni burocratiche e formali – sebbene con un loro livello di indubbia utilità – delle bandiere blu o ancora  per pensare un utilizzo di maggior periodo della costa e delle strutture ivi insediate. Dovrebbe, inoltre, servire a mandare un segnale di fermezza di fronte agli abusi e restituire un po’ di dignità a quelle norme sulla cui stesura i nostri amministratori spendono tanto dei loro consigli.
Per queste ragioni
Si chiede
di voler prendere in seria considerazione quanto fatto rilevare con le precedenti osservazioni, affinchè Codesta Amministrazione possa rendere l’Area Funzionale Omogenea n. 3 (A.F.O. 3)  del P.U.D.M. di Messina conforme a quelli che sono i principi e le previsioni stabilite nella relazione generale del medesimo piano, oltre che nelle ulteriori norme vigenti, in uno con quelle poste a tutela della Riserva Naturale Orientata di Capo Peloro e della ZPS cod. ITA 030042.
Messina, lì 08.06.2012
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