L’evasione fiscale e l’annullamento del sistema che la sostiene

Il problema dell’evasione fiscale è un argomento importante e di grande attualità nel dibattito politico del nostro paese, per via dei suoi molteplici effetti negativi sull’economia.
Le posizioni per quanto riguarda le contromisure sono le più varie, ma si possono sintetizzare essenzialmente nelle seguenti due, peraltro, estremamente contrapposte.
La prima è quella secondo la quale si dovrebbe fare in modo che tutti paghino le tasse per, poi, vedersele ridotte, ovvero quando l’evasione sarà sconfitta, o perlomeno diminuita, le tasse potranno essere ridimensionate per tutti e, qundi, solamente a posteriori. I sostenitori di questa posizione ritengono, pertanto, che un maggiore impegno sia necessario da parte dello Stato nel colpire gli evasori fiscali aumentando la vigilanza e il controllo e inasprendo l’ammenda pecuniaria per gli evasori scoperti, come misura deterrente e repressiva.
L’altra è quella secondo la quale si dovrebbero pagare meno tasse per fare in modo che tutti le paghino, ovvero un modo per contrastare l’evasione fiscale sarebbe proprio quello di abbassare le aliquote a priori. In questo modo si otterrebbe un ampliamento della base imponibile, poiché i contribuenti, trovandosi a dover pagare tasse ridotte, sarebbero meno invogliati a correre rischi relativi ad accertamenti fiscali o sanzioni pecuniarie, ma stimolati a versare all’Erario.
Orbene, dato per scontato che entrambi i metodi non sono idonei a far recuperare, in maniera certa e determinata, le tasse evase, non vi è dubbio che solo il secondo possa favorire una veloce ripresa economica, ovviamente attraverso la predisposizione di un’idonea legislazione che, oltre ad obbligare al rilascio della documentazione fiscale, garantisca la certezza delle pene che, in ogni caso, non devono essere commisurate alla gravità della violazione commessa.
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