Lettera aperta al Sindaco Cateno De Luca

Caro Sindaco, prima di tutto Le voglio esprimere la mia più totale solidarietà per il difficile momento che sta attraversando, a causa delle gravi condizioni di salute in cui versa il Suo caro padre, esprimo poi solidarietà anche allo stesso per le gravi sofferenze che è costretto a patire a causa dell’aggravarsi della malattia, infine, Le esprimo ancora solidarietà per l’ignobile attacco che alcuna parte della politica ha sferrato nei suoi confronti, strumentalizzando uno spiacevole evento che non può che essere e rimanere personale e che, semmai, poteva diventare oggetto di discussione – una volta conclusosi -, qualora dalla Sua assenza ne fosse derivato un danno all’ente che amministra. Detto ciò, tuttavia, non posso fare a meno di criticare il Suo recente intervento social in cui ha cercato di spiegare le sue sacrosante ragioni che, invece, al pari di quanto fatto dai suoi avversari politici, sono state sbandierate ai quattro venti, mentre andavano da Lei stesso gelosamente preservate, se necessario, assumendosi, giustamente od ingiustamente, che dir si voglia, le responsabilità che le sono state attribuite. D’altronde, se dal punto di vista personale le Sue giustificazioni lo assolvono in pieno, altrettanto non può dirsi sotto l’aspetto della funzione pubblica che esercita, in conseguenza dell’incarico pubblico che il popolo, qualche anno fa, Le ha conferito. Il Sindaco, come Lei ben sa, è l’organo responsabile dell’amministrazione del comune ed esercita le funzioni allo stesso attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti, sovrintendendo, altresì, all’espletamento delle funzioni statali e regionali al medesimo delegate. Lei è il Primo Cittadino ed in quanto tale deve svolgere le suddette funzioni presidiando con la Sua costante presenza la Casa del Popolo. Vero è che la macchina amministrativa del Comune di Messina non si è bloccata, come più volte ribadito appassionatamente da Lei stesso e dalla Sua Giunta, ma altrettanto vero è che, come diceva un vecchio proverbio, “Il cavallo ingrassa sotto l’occhio del padrone“, come per dire che gli affari propri non devono essere delegati ad altri se si vuole che prosperino. A tal proposito, Le devo riconoscere che, ultimamente, in occasione del lockdown proclamato a seguito della pandemia da Covid-19, Lei ha dato ampia prova di sapere trattare e gestire, in modo alquanto egregio, anche se in maniera impetuosa (ndr talvolta necessariamente), i suoi affari che, in definitiva, non sono stati altro che la salvaguardia ed il benessere della Sua comunità. Quest’ultima, purtroppo (dico purtroppo perchè poi può succedere quello che a Lei è capitato), è la strada giusta che ogni rappresentante del Popolo dovrebbe seguire, considerato che in questo frangente della Sua vita Lei ha anteposto l’aspetto pubblico a quello privato.

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