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Il punto sul piano spiagge a Torre Faro

Il piano spiaggia appena pubblicato configura, almeno nella zona di Torre Faro, una enorme lottizzazione dell’arenile e, delle lottizzazioni, riproduce il carattere di unilateralità e di privatezza. Unilateralità perché espressione di un solo soggetto corporativo, quello degli esercenti: sono completamente assenti, nelle preoccupazioni pianificatorie, le figure dei cittadini e di quel turismo che doveva essere, nei programmi dei nostri amministratori, il grande protagonista dello sviluppo di Capo Peloro. Privatezza perché, pure all’interno di quella sola categoria, evidenzia privilegi e sperequazioni a favore di chi è più forte: i “clienti” sono tutti “uguali”, ma c’è sempre qualcuno più “uguale” degli altri. Questo piano, invece, potrebbe essere l’occasione per un progetto organico e complessivo che redistribuisca i vantaggi di una risorsa, così importante per Torre Faro, con equità (fra i balneatori e non solo) ed equilibrio (fra gli interessi dei balneatori e quelli dei cittadini, dei turisti e delle categorie produttive che nutrono aspettative dallo sviluppo del turismo). Potrebbe anche essere un punto di partenza per delineare l’assetto urbanistico sulla costa e per affrontare il problema della qualità delle acque al di fuori delle definizioni burocratiche e formali – sebbene con un loro livello di indubbia utilità – delle bandiere blu o ancora  per pensare un utilizzo di maggior periodo della costa e delle strutture ivi insediate. Potrebbe, inoltre, servire a mandare un segnale di fermezza di fronte agli abusi e restituire un po’ di dignità a quelle norme sulla cui stesura i nostri amministratori spendono tanto dei loro consigli.

E invece non è niente di tutto questo.

Osservate gente, osservate

 

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